Il nido dell’allocco.

L’anno scorso ebbi la fortuna di trovare in un bosco, non distante da Cremona, una coppia di allocchi piuttosto confidenti. Durante la fase di osservazione tentai di capire dove potessero aver nidificato ma a causa della fitta vegetazione (molti alberi erano infestati dall’edera) la mia ricerca non ebbe successo.

Lo scorso novembre decisi di tornare ad osservare i movimenti dell’allocco e riusciì a scoprire quello che avevo presunto fosse il suo dormitorio. Un tronco cavo posto a ridosso di un fosso all’altezza di circa un metro. La scoperta fu del tutto casuale e fortunosa. Mentre ero intento a fotografare di nascosto l’esemplare maschio di allocco, un gheppio, dal carattere piuttosto aggressivo, inizio ad effettuare manovre di disturbo nei confronti dello strigide, che fu costretto a rintanarsi in questo vecchio albero.

Maschio di allocco in posa sopra il nido.

Verso la fine febbraio decisi per pura curiosità di ispezionare il dormitorio e rimasi sorpreso quanto terrorizzato nello scoprire che al suo interno vi era una femmina di allocco in cova. Il tutto in un nido a mezzo metro di altezza da terra!

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Essendo la fase di nidificazione il momento più critico per questa specie, decisi di limitare la mia presenza, installando nei pressi del nido una fototrappola per monitorare gli spostamenti dal nido e il buon esito della cova. I risultati furono incoraggianti, due uova schiuse con due pulli ben alimentati da 7-8 passaggi a notte in perfetta salute. Qualche giorno prima dell’uscita dei pulli dal nido installai la fotocamera (sempre azionata da fotocellula) a fianco al foro di entrata per il nido per effettuare qualche scatto dell’arrivo dell’allocco con la preda per alimentare i pulli. Tra gli scatti effettuati vi è questa fotografia che ritrae la femmina di ritorno al nido con la malcapitata preda.

La femmina di allocco torna al nido con un malcapitato topino per sfamare i due pulli.

Qualche giorno dopo mi presentai di buon’ora verso il nido e con grande meraviglia mi trovai davanti i due piccoli mentre erano intenti ad osservare per la loro prima volta il mondo.

 

Un anno pieno di novità.

Negli scorsi mesi son cambiate tante cose nella mia vita e mi reputo molto fortunato nel poter dire che son state tutte quante novità positive. Il 10 agosto 2016 infatti sono diventato papà per la prima volta di una tenerissima bambina. Come è normale che sia tante cose che rientravano in una routine quotidiana sono passate in secondo piano e tutta l’attenzione si è spostata verso mia figlia.

Il tempo dedicato alla fotografia della natura è calato sensibilmente ma grazie all’aiuto di mia moglie son riuscito a non accantonare del tutto questa piccola passione.

Ho seguito la nidificazione della coppia di allocchi che già seguivo lo scorso anno e grazie all’aiuto di diversi amici con la stessa passione, sono riuscito a seguire altre specie come i gufi di palude, le albanelle minori e tanti nuovi soggetti che non avevo ancora osservato prima.

Il gufo di palude in caccia perlustra il terreno sottostante alla ricerca di arvicole.

Nell’articolo odierno voglio proporre qualche fotografia di una specie sempre molto “ricercata” e che non riuscivo a trovare da qualche anno: il Gufo di Palude (asio flammeus). Grazie alla ricerca di alcuni amici ci siamo imbattuti in una ventina di esemplari che han trovato come roost invernale una piccola cascinetta nelle campagne della bassa parmense.

Sebbene non si trattasse di un gruppo di gufi “confidenti” come quelli incontrati negli anni scorsi, siamo riusciti a ritrarre alcuni momenti significativi della vita invernale di questo meraviglioso strigide. I ringraziamenti vanno anche alla signora proprietaria del giardino che, con la sua grande ospitalità, ci ha permesso di fare diversi appostamenti per poter ritrarre al meglio questa specie.

Questo esemplare di gufo amava riposarsi nel giardino della cascina, a fianco alla finestra della casa del proprietario.

A voi la galleria con gli scatti più significativi effettuati. Il gufo di palude.

 

Novità estive

E’ passato un po’ di tempo dall’ultimo aggiornamento effettuato al sito. E’ stata una estate ricca di emozioni e molto impegnativa, principalmente per la nascita della mia prima figlia. Le priorità cambiano e il tempo libero a disposizione lo si dedica con grande felicità alla piccola e alla mamma, perchè ogni momento è unico.

Nelle pochissime uscite estive, non sono mancate le possibilità per effettuare qualche scatto a specie già conosciute: l’albanella minore e il tarabusino.

L’albanella minore come ogni anno non si è fatta attendere. Anche quest’anno diverse coppie, arrivate ai primi di marzo, han deciso di effettuare la loro nidificazione nei nostri territori. Non è stata un estate calda come quella passata, né tanto meno piovosa come quella di due anni fa. Quest’anno tutto si è svolto velocemente e senza grandi problemi. Con grande sorpresa i primi involi dei giovani sono stati osservati ad inizio luglio (generalmente accadevano a ridosso dei primi giorni di agosto).  Tutt’oggi questa specie è ancora presente nei nostri territori e solo nei prossimi giorni inizieranno le vere e proprie migrazioni verso l’Africa.

Scambio della preda tra albanella minore maschio e giovane dell'anno.

Il tarabusino invece è stato un piacevole ritorno, perlomeno nel luogo dove ero solito osservarli. Da ormai tre anni in una piccola lanca del fiume Oglio questa specie non veniva osservata (sempre presente in altri luoghi come l’Oasi di Torrile o le Torbiere di Marcaria). Quest’anno con grande sorpresa, grazie ad una soffiata di un amico, ho ritrovato questo splendido quanto minuscolo ardeide a passeggiare e a cacciare pesciolini tra i nannuferi. Anche in questo caso la nidificazione si è svolta regolarmente e abbiamo osservato, oltre alla coppia di genitori, ben tre giovani.

Tarabusina con preda infilzata nel becco.

Qua potete trovare le due gallerie dedicate al tarabusino e all’albanella minore.

Soon…

Albanella Femmina

Le ultime foto..

Il tempo a disposizione nell’ultimo mese è stato assai ridotto e purtroppo non sono riuscito ad aggiornare a dovere il sito. Ho effettuato solo qualche breve uscita dall’allocco per vedere se ci fosse ancora, con lieti risultati e ho di recente fatto visita ad una lanca che frequentavo qualche anno fa nei pressi del fiume Oglio, trovando con sorpresa il tarabusino. Seguirà nel prossimo articolo un racconto relativo a questo incontro. La galleria dell’allocco è stata aggiornata con tre nuove foto.

 

L'allocco in volo frontale.

Re e Regina.

L’osservazione degli allocchi è continuata anche per tutto questo mese. Il bosco pullula di vita tra picchi, martin pescatori, cornacchie a pieno regime. Sono arrivati cuculi e sorprendentemente si è visto anche un tarabusino di sfuggita. La ricerca del nido dell’allocco è terminata senza successo e purtroppo non ho notizie circa l’esito della nidificazione. Ormai i pulli dovrebbero esser in grado di volare e si saran sicuramente mossi nel bosco. Il maschio e la femmina continuano la loro regolare attività e si dimostrano sempre confidenti e facilmente osservabili. Dopo aver attirato l’allocco e dopo averlo ammirato da vicino, ho deciso di provare ad effettuare qualche scatto in volo. Sebbene le difficoltà non siano poche, la fortuna mi ha assistito e i risultati sono stati più che buoni. La galleria relativa a questo rapace è stata aggiornata ed è visionabile QUA.

 

Esperimenti…

L’allocco continua a mostrarsi nel bosco e così ho deciso di fare qualche esperimento cambiando i punti di ripresa in modo da poterlo ritrarre immerso nel suo habitat. L’individuo si mostra particolarmente collaborativo, tanto che le prove effettuate sono andate anche meglio del previsto.

Scatto in grandangolare da remoto all'allocco.

Certo, se evitasse di mettersi PROPRIO sulla fotocamera sarebbe anche meglio!!!

L'allocco sulla fotocamera. Non si vede tutti i giorni.

 

Questa settimana sono ripassato per il bosco “incantato” a vedere se riuscivo a scorgere ancora l’allocco protagonista della settimana scorsa. Il Re del bosco si è ripresentato, con maggiore confidenza, tanto da regalarmi qualche momento unico davvero ravvicinato. Qua la galleria intera.

 

Uccel di bosco..

La settimana scorsa, come raccontato dal precedente articolo, ho visitato tanti luoghi delle campagne cremonesi e delle provincie limitrofe alla ricerca dell’Allocco. Dopo varie ricerche atte a sondare diversi luoghi abitati da questo strigide, grazie all’indicazione di un caro amico abbiamo trovato una coppia nidificante in un bosco pieno di meraviglie. L’allocco si è dimostrato particolarmente attivo e il suo canto serale ci ha permesso di stabilire la sua presenza. Pur non avendo trovato il nido, abbiamo osservato una gran varietà di specie (e nidi) tra cui aironi cenerini, germani reali, martin pescatori, picchi rossi e verdi, storni e uno sparviere. Tutto in un piccolo fazzoletto di terra lasciato ancora al naturale.

Il regno dell'allocco è questo meraviglioso bosco nel cremonese.

Armati di pazienza e buona volontà, abbiamo effettuato un appostamento con capanno all’interno della radura, sperando di osservare e capire i movimenti dell’allocco. Fortunatamente questo esemplare è stato particolarmente collaborativo e ci ha regalato grandi emozioni che ho il piacere di condividere nella galleria dedicata a questo rapace notturno. Sicuramente nei prossimi giorni effettueremo altri appostamenti sperando di capire di più della vita dell’allocco. Qua il collegamento alla galleria.

L'allocco in posa alle luci del tramonto.

 

 

Oltre alle consuete specie che ogni anno osservo e seguo, quest’anno siamo andati alla ricerca di qualcosa di particolare e che non si vede spesso nelle nostre campagne: l’Allocco. A dispetto di quel che pensavo (almeno fino ad oggi) le coppie di questa schiva specie sembran esser tutt’altro che rare. Ad oggi nel territorio cremonese, senza neanche girovagare troppo, siamo riusciti a trovare tre coppie (due già in cova, la terza da verificare). Mentre le prime due coppie si trovano in casolari abbandonati, la terza sembra esser presente in un territorio tutto al “naturale”. Nei prossimi giorni tenterò di capire dove si trovino esattamente, avendo ormai la conferma della loro presenza.

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Giornata sul Garda

Assieme all’amico di sventure Sam (fortunatamente Lunedì no) mi son recato sulle rive del Lago di Garda alla ricerca dello svasso collorosso questo inizio settimana. Siamo partiti presto nella mattina con quella che si prospettava una bella giornata di sole. Arrivati sui luoghi prescelti abbiamo effettuato tante piacevoli osservazioni in una zona abbastanza circoscritta del Lago e siamo rimasti impegnati fino al tardo pomeriggio ad effettuare diversi scatti. Abbiamo incontrato diverse specie, più o meno rare tra cui alcune meritevoli di menzioni. Oltre a tanti germani e ibridi di questi, ci siamo imbattuti in una coppia di Morette codone, una coppia di Svassi collorosso (che eran il motivo per cui ci siamo spinti tanto lontano), diversi fistioni turchi, morette, svassi maggiori e qualche smergo che però si è sempre tenuto a debita distanza. La galleria degli scatti è consultabile qua: Sul Lago di Garda.

I due svassi collorosso immersi nel paesaggio del lago di Garda.

Una coppia di svassi collorosso fortunatamente collaborativa a poca distanza.

Atterraggio del fistione turco.

Una moretta codona a spasso nel porto.

Morette sul lago increspato.

La civetta

Quest’anno, vista la scarsità di risultati ottenuti al capanno invernale, abbiamo iniziato a cercare nuovi soggetti da poter fotografare. Abbiamo passato tante ore nelle campagne cercando nuovi obiettivi e sembra finalmente che sia arrivata la svolta. Abbiamo localizzato diversi punti dove poter fare appostamenti per ammirare animali come civette ed altri animali notturni che popolano le nostre campagne. La civetta in particolare è presenza fissa delle campagne, in ambienti abitati e in casolari abbandonati e gli scatti di questo articolo sono dedicati a lei.

 

Il tramonto sta per arrivare e la civetta è pronta a muoversi nella notte.

 

Qua il collegamento dedicato alla galleria della civetta.

Due grossi occhi gialli scrutano con attenzione una cascina abbandonata.

Gli uccellini del bosco…

Questo lunedì al capanno invernale non è passato quel che aspettavo ma sono rimasto in compagnia di qualche piccolo amico che inizia a popolare senza troppa riluttanza la mangiatoia. Non curanti del fatto che lo sparviere sia nei paraggi e sempre in agguato, per il bosco son passate delle cincie, un fringuello femmina, il solito pettirosso, le instancabili gazze, una ghiandaia e qualche fagiano. Propongo qua qualche scatto, presente poi nella galleria sugli Uccelli d’Italia.

 

Una femmina di peppola in posa negli spiragli di luce del bosco.

 

Un pettirosso in posa sulla mangiatoia.

 

Una cinciallegra a spasso sul posatoio.

 

Una delle fagiane che frequenta il capanno invernale.

I giorni del Tarabuso

Negli ultimi giorni abbiamo assistito ad un brusco calo delle temperature, tale da ghiacciare molti stagni e zone umide della pianura padana. Molti animali che popolano i nostri ambienti paludosi si son dovuti adeguare a questa situazione “estrema”. Tra questi vi è il Tarabuso, ardeide svernante notoriamente schivo.

Generalmente il Tarabuso preferisce vivere e cacciare all’interno dei fitti canneti in modo da trarre il massimo vantaggio dal mimetismo che gli offre il suo piumaggio. Il gelo della scorsa settimana ha costretto questo ardeide ad uscire dalle zone d’ombra dei canneti per poter cacciare con successo. Solo nelle ore pomeridiane, nei punti soleggiati a ridosso dei canneti, il ghiaccio si è sciolto.

Il mimetismo.

Proprio per questo motivo, la settimana scorsa si è rivelata particolarmente adatta per fotografare questo elusivo uccello. Dapprima mi son recato presso la Riserva LIPU di Torrile ma purtroppo son capitato nel giorno sbagliato. Il tarabuso (nella foto sopra) è rimasto la maggiorparte del tempo rintanato ai bordi di un distante canneto e non si è mai avvicinato alla mia postazione fotografica.

Il giorno seguente, vista la chiusura della Riserva di Torrile, mi son recato in un posto dove avevo visto e fotografato il Tarabuso negli anni passati. Con grande sorpresa (visto che giusto un paio di settimane prima non avevo trovato nulla) mi son trovato nei canneti davanti a me ben due esemplari di tarabuso (forse 3 ma non posso confermare).

Il tarabuso molto spesso inarca o estende il proprio corpo per nascondersi meglio.

Per ben due ore hanno incessatamente scandagliato ogni punto del canneto della lanca situata a ridosso del fiume Oglio alla ricerca di cibo. A circa mezz’ora dal tramonto, i due tarabusi sono rientrati e scomparsi all’interno del fitto canneto.

Pronto a sferrare il colpo decisivo alla preda.

Qui potete trovare tutti gli scatti effettuati al Tarabuso: http://filippopellegrini.com/album/il-tarabuso-del-2016/

Oggi ho pubblicato un paio di scatti eseguiti tra una sciata e l’altra nella prima settimana di Gennaio. Fortunatamente siamo arrivati in procinto di due nevicate, brevi e leggere, che però hanno dato la parvenza di un paesaggio invernale. Il primo scatto è stato eseguito nel mio luogo preferito, ovvero il Seceda. La seconda immagine invece è stata ripresa dalla funivia Seiseralm-Ortisei e ritrae il Sassolungo e il Sassopiatto.

 

 

Il tramonto invernale sul Seceda.

Il Sassolungo e il sassopiatto visti dalla finivia Ortisei-Seiseralm.

Qualche scatto di Gennaio…

Come già raccontato nel post precedente, il 2016 non è iniziato bene e i frutti raccolti son davvero pochi. Le uniche certezze sono i cari e confidenti gufi comuni. In una breve uscita serale ne ho incontrati circa 4-5 esemplari e un barbagianni. Purtroppo quest’ultimo si è involato prima che potessi raggiungerlo per qualche scatto. Al capanno invernale la situazione è stabile. Non passa nulla. Due giorni nascosto al freddo senza riuscire a vedere molto. Solo qualche gazza e il pettirosso.

Una presenza fissa al capanno è il pettirosso.

Anche lo sparviero non si sta presentando spesso al capanno. La sua presenza nelle ultime settimane si limita ad un solo passaggio a settimana. Nelle lunghe attese passate nel capanno mi son fatto qualche lettura per capire meglio le abitudini di questo rapace e ho letto che in inverno è facile osservarli anche in contesti urbani alla ricerca di prede di cui cibarsi. Senza neanche farlo apposta proprio qualche ora dopo ho ricevuto questa immagine dal mio amico con cui curo il capanno invernale.

Aprendo le finestre di casa sua, a circa 1-2 km in linea d’aria dal capanno si è trovato nel cortile quel che penso sia il “nostro” sparviere maschio mentre si cibava di una malcapitata tortora. Ecco dove è finito..

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Vi lascio con l’ultimo scatto fatto al gufo comune e ad un vecchio scatto, nostalgico della poiana.

Il gufo comune in uno scatto ambientato.

La poiana nel prato illuminata dagli ultimi raggi di una giornata piuttosto fredda.

2016, tutto tace…per ora.

Il 2016 tra vacanze e brutto tempo non mi ha ancora dato la possibilità di effettuare nessun nuovo scatto. Il capanno nelle ultime due settimane è stato insolitamente poco frequentato da qualsiasi volatile. La poiana ormai è un animale mitologico. Se già nei mesi scorsi avevamo notato la sua avversità a presentarsi al capanno (se non con massima diffidenza) adesso addirittura non la si vede più. Ogni tanto si sente qualche richiamo distante ma nient’altro. Le gazze anch’esse si presentano meno. Lo sparviero invece sembra presentarsi solo nelle belle giornate. Ma poichè il sole non si è visto per due settimane, così è stato per questo rapace. Proprio ieri, quando siamo tornati a goderci il cielo sereno dopo settimane di nebbia e pioggia, è tornato lo sparviero maschio a farsi dei bagnetti. Chissà che torni anche oggi mentre vi scrivo.

Nel frattempo confrontando vari scatti effettuati con un amico, abbiamo notato che la pozza è frequentata non da un esemplare, bensì da due sparvieri diversi. Fino ad ora son riuscito ad incontrare solo il maschio adulto, ma sembra che ci sia anche un altro esemplare più chiaro (forse un giovane, al momento escluderei la femmina).

Approfittando della calma piatta abbiamo allestito una mangiatoia per passeri, vedremo se avrà la meglio la loro fame (il caldo non aiuta) o la paura di esser predati dallo sparviere (che è sempre e comunque in agguato).  Sempre presenti, vicini ma mai fotografati, il picchio verde e il picchio rosso.

Vi lascio con una foto di “repertorio” dello sparviero maschio dopo il suo bagnetto.

Lo sparviere maschio intento a sbattere le ali per tirarsi via l'acqua di dosso dopo il bagno.

 

Arriva il freddo…

L’inverno è ormai alle porte e le temperature nelle ultime giornate sono state veramente basse. Proprio per questo motivo ho deciso di passare una giornata al capanno “invernale”. La fototrappola ha registrato regolarmente movimenti attorno alla pozza dello sparviere (che era mancato per qualche settimana all’appello). Da quel che abbiamo potuto constatare sembra esser passata anche la femmina di sparviero, che però fino ad ora non siamo riusciti a vedere direttamente.

Una gazza ladra in partenza.

La giornata è stata proficua. Si son viste le solite e numerose gazze che hanno provveduto a far razzia di quasi tutto quel che trovavano di commestibile. Si è vista la poiana che per ben tre volte si è messa ad inseguire i corvidi che invadevano il suo territorio e si è visto lo sparviere maschio. La poiana sfortunatamente rimane incredibilmente sospettosa e al minimo rumore o movimento è pronta a scappare via. Addirittura sembra aver paura della sua stessa ombra. In totale assenza di disturbi esterni non ha avuto nemmeno il coraggio di posizionarsi sul “posatoio principale”, ha desistito proprio l’istante prima di atterrare.

Tanto grande quanto fifona.

 

Lo sparviere invece è arrivato alla pozza con l’intento di bere o di fare un bagnetto. Gli è andata male, la pozza è diventata una lastra di ghiaccio e l’ho visto pattinare sul ghiaccio una decina di minuti nell’intento di trovare qualche breccia da cui abbeverarsi.

Lo sparviero rimane molto attento a quel che si trova attorno anche quando è alla ricerca di acqua. In questo caso gli è andata male. L'acqua è tutta congelata.

Lo sparviere maschio in posa sui bordi della pozza.

Lo sparviere maschio nella pozza ghiacciata.

Rapida uscita…in Argentina!

La settimana scorsa io e mia moglie ci siamo permessi un viaggio in Argentina, perlopiù per terminare noiose faccende burocratiche. Pur non avendo molto tempo per poter vivere questo viaggio come una vacanza, siamo riusciti a ritagliarci qualche piccolo momento. Nel poco tempo a disposizione grazie ai parenti di mia moglie e ad un amico sono riuscito a fare un giretto per le zone periferiche della città di Bahia Blanca.

La città si trova all’estremo sud della provincia di Buenos Aires ed è la porta d’accesso per la Patagonia (spesso tappa per coloro che viaggiano a sud verso Puerto Madryn e Neuchen).

Già negli scorsi anni avevo visto un inusuale attività di avifauna nei pressi di questa città. Tuttavia non mi ero mai soffermato ad osservarla fino all’altro giorno.

Armato della mia Olympus EM-1 con 12-40 F2.8 e 50-200 SWD 4/3, ideale per viaggiare leggeri senza perder troppa qualità abbiamo cominciato a perlustrare le zone esterne della città.

Mi era stato detto che gli animali e gli uccelli in particolare, nelle Americhe, sono decisamente più confidenti che in Europa. Ad esser sincero non mi sarei mai immaginato di imbattermi in determinate specie con una tale facilità.

Il primo rapace in cui mi son imbattuto è stato il Milvago Chimango (chiamato semplicemente Chimango). Si tratta di un rapace molto comune (ne ho contati a centinaia se non migliaia) che popola zone con vegetazione bassa. Si nutre di piccoli uccelli, piccoli mammiferi e carcasse. In alcuni cespugli ho notato concentrazioni di 4-5 esemplari.

Un chimango a distanza ravvicinata.

E’ un animale molto confidente, tanto che pur essendo a pochi metri senza alcun camuffamento, raramente è scappato via (anche a distanze di pochissimi metri). Impensabile in Italia.

Il secondo incontro è stato quello più sorprendente. La civetta delle tane. A differenza della specie nostrana, questo esemplare si vede con più facilità nelle ore diurne e sembra esser anch’essa un animale molto abituato all’uomo tanto da lasciarsi avvicinare a poco più di 5 metri.

La sorpresa del viaggio. Una bellissima civetta delle tane.

L’Athena Cunicularia (questo il nome scientifico) a differenza della specie europea solitamente nidifica a terra in buche scavate da altri animali.

Avendo avuto la possibilità di scattare così facilmente due specie di “rapaci” ho deciso di ripassare il giorno dopo per vedere di trovare qualche altro animale da fotografare. La civetta delle tane mi ha sorpreso ancora una volta: questa volta nello stesso posto non ve n’era una sola, bensi due.

 

Inasapettatamente anche il secondo giorno è stato sorprendente. Le civette delle tane erano ben due!

Il pensiero è che vi sia un nido nel cunicolo sotto il manufatto di cemento e questa sia la coppia che è ospitata in tale buco. Purtroppo non avrò altre possibilità di ripassare a Bahia Blanca (vi scrivo già da Buenos Aires) e almeno per quest’anno, le novità su queste splendide civette finiranno qua.

 

 

 

Il ritorno dei gufi..

Con l’inverno ormai alle porte i gufi comuni tornano a farsi vedere più facilmente nelle campagne. Probabilmente a causa della fine della stagione riproduttiva i vari esemplari rincominciano a popolare in maniera più distribuite le campagne in modo tale da “suddividersi” i territori di caccia. Ieri sera siamo tornati al “solito” posto dove ormai da anno riusciamo a fotografarli facilmente e condivido con voi questo scatto. Sempre vicinissimo..

Sempre sull'attenti

Il mese di Ottobre mi ha regalato particolari sorprese nonostante sia passato piuttosto rapidamente. Il primo incontro, non troppo sorprendente, è stato col Picchio verde. Non sorprendente perchè fin dallo scorso anno sapevamo che questo stupendo uccello frequentava la zona del capanno. Pur non avendo preparato adeguatamente il “set” fotografico il picchio verde si è messo a pedinare una ghiandaia fino ad arrivare a circa un metro dalla feritoia del mio capanno. Purtroppo mi son dovuto limitare ad osservarlo da vicino poichè la ridottissima distanza non avrebbe permesso la messa a fuoco della fotocamera. Fortunatamente dopo aver tentato di sbirciare all’interno del capanno dove ero nascosto, si è andato a posare sul posatoio usato lo scorso inverno dal gheppio. Qualche secondo, giusto per effettuare qualche scatto, e poi è ritornato a volare nel boschetto.

La mia prima foto eseguita al picchio verde.

Il secondo incontro di Ottobre è stato ben più sorprendente. Casualmente consultando un forum di un gruppo di amici bresciani (http://www.fotoperpassione.com) ho notato che un ragazzo (Fabio ndr.)aveva ripreso il falco pescatore in una zona a me nota: una piccola lanca situata nella bassa bresciana dove già da anni mi diletto a fare qualche scatto vista la vicinanza con Cremona.  La mia “ossessione” per il falco pescatore è nota a tutti coloro che mi conoscono. Pochi minuti dopo la scoperta mi sono recato immediatamente in questo luogo e ho iniziato ad aspettare. Dopo circa tre ore di attesa, improvvisamente è apparso il falco pescatore. Non si è “posato” vicinissimo ma la soddisfazione nel vederlo è stata forte. Sperando di poterlo ammirare più vicino, ho atteso i suoi movimenti, finchè lo sparo ravvicinato di un fucile di un cacciatore lo ha spaventato al punto da farlo volare via..

Il falco pescatore l’avevo già incontrato in questa zona lo scorso anno. Non è frequente vederlo dalle nostre parti. L’unico punto dove è possibile osservarlo in maniera “costante” durante il periodo di migrazione sono le Torbiere di Sebino. Tutte le altri paludi ed oasi nel raggio di 200km da Cremona sono possibili luoghi di transizione, ma salvo l’incontro del 2009 fatto alle Torbiere di Marcaria, nessun falco si è fermato più di mezza giornata (per quel che ne sappia).

Il fatto di vederlo in una piccola lanca dimenticata del bresciano è stato sorprendente. Mi è stato riportato oltretutto che questo esemplare frequentasse già la zona da circa 3 settimane.

Così forte del fatto di averlo perlomeno visto una volta, sono tornato nuovamente in questa lanca e fortunatamente mi sono imbattuto ancora una volta in questo esemplare di falco pescatore. In compagnia dell’amico Fabio e di altre due persone (Vittorino e Aurora) abbiamo osservato per tutto un pomeriggio questo splendido esemplare. L’unico rimpianto, nonostante l’area sia davvero piccola, è stata quella di non averlo praticamente mai visto pescare nelle nostre vicinanze. Alla fine tutti eravamo comunque contenti di averlo visto e chissà forse prenderà abitudine nel passare per questa piccola oasi negli anni a venire..

Un giovane falco pescatore ritratto in una lanca del fiume Oglio.

Con grande sorpresa ho incontrato nella bassa bresciana questo giovane esemplare di falco pescatore.

Il capanno autunnale…

Con l’arrivo dell’autunno abbiamo ripristinato il capanno utilizzato lo scorso anno per riprendere la Poiana e il Gheppio. Abbiamo pulito il prato dove ormai sorgevano alti fasci d’erba e sistemato il capanno che avevamo di fatto abbandonato dopo la pesante nevicata dello scorso anno (che aveva fatto cadere diversi tronchi sul capanno stesso). E’ stata realizzata una piccola pozza d’acqua con l’intento di attrarre nuove specie tra cui, possibilmente, lo sparviero che avevo già avvistato lo scorso anno.

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Questo rapace infatti ama pulirsi (quasi quotidianamente) il piumaggio in acqua per sbarazzarsi dei parassiti. Lunedì scorso (5 Ottobre) dopo aver ultimato i lavori abbiamo posizionato la fototrappola e con grande sorpresa, dopo soli tre giorni, si è presentato uno sparviero maschio. Forte della scoperta questa settimana ho deciso di inaugurare il capanno in versione 2015.

Subito c’è stata la prima grande sorpresa, ovvero la Poiana. E’ rimasta qualche secondo, ma considerato che l’anno scorso l’avevo fotografata solo 15 minuti in 3 mesi, è stata una vittoria. Gli scatti dell’otturatore l’hanno insospettita ed è volata via.

Questa poiana si è sorprendentemente presentata al primo tentativo al nostro capanno, versione 2015.

Il tempo è passato (velocemente perfortuna) e mentre passavo in rassegna alle foto sul display della fotocamera mi è apparso di vedere un movimento nel mirino. Guardo fuori ed è Lui. Lo sparviere maschio. Si è guardato attorno qualche minuto a bordo “piscina”, pernulla indispettito dai miei scatti e poi si è tuffato nella vasca e ha iniziato a sorseggiare e a fare qualcosa di simile ai nostri gargarismi. Una volta finito, è tornato sul bordo piscina e si è dileguato alla stessa velocità con cui è arrivato. Che emozione.

 

Il maschio di sparviere intento a farsi un bagnetto. In questa foto è ritratto mentre ha appena finito di bere.

Questo maschio di sparviere è apparso dal bosco e si è fatto riprendere poco prima del bagnetto quotidiano.

Speriamo non sia stato solo un caso isolato. Spero di rivederlo, magari in una giornata di sole, assieme a qualche altra specie. Il picchio verde si sente ma non si è ancora visto. Manca invece all’appello il giovane gheppio che ci aveva salvato la stagione lo scorso anno.

Falchi al tramonto..

Non è stata una settimana esaltante sebbene abbia girato in lungo e in largo nella bassa cremonese e parmense alla ricerca di qualche soggetto da fotografare. L’unico incontro degno di nota è stato un raggruppamento di Falchi Cuculi al tramonto. Ne abbiamo contati quasi un centinaio, tutti quanti raggruppati su dei cavi dell’alta tensione.

Una bella mattina…

Questa mattina ho deciso di fare ancora una visita alla famiglia di Falchi cuculi fotografata nel corso della scorsa settimana. L’essermi alzato presto ha dato davvero molti frutti e probabilmente le più grandi soddisfazioni nel fotografare questa specie. I due giovani erano piuttosto attivi e pernulla disturbati dalla mia presenza. Proprio per questo sono stato in grado di effettuare numerosi scatti che ho aggiunto all’album già esistente dedicato al falco cuculo. Qua sotto riporto le novità fotografate e il link all’album globale. Album del falco cuculo.

In mezzo all'erba.

 

Le dolomiti a ferragosto

Ho appena pubblicato una galleria con scatti effettuati durante questo ferragosto. Il tempo purtroppo non è stato molto clemente e il sole si è visto raramente nei cinque giorni di vacanza. Nonostante questo le passeggiate lungo i sentieri della grande guerra sul Lagazuoi e  sugli altipiani del gruppo del Sella sono state estremamente emozionanti. I sentieri son ben segnalati e anche a visibilità zero si sa sempre dove andare a sbatter la testa. Quando si ha fortuna è anche possibile far incontri piuttosto inaspettati, come questo camoscio, incontrato al tramonto di una giornata estremamente piovosa e grigia lungo il sentiero che porta dal rifugio Forcella alla funivia del Passo Pordoi.

Qua il link alla galleria: Le dolomiti

Scendendo dal rifugio Forcella in una giornata terribile ci siamo trovati a tu per tu con un camoscio..

 

 

Il falco cuculo.

Nell’ultima settimana mi sono dedicato ad una famiglia di falchi cuculi estremamente confidenti. La coppia di adulti ha portato con successo, sebbene in ritardo all’involo di due giovani pulli che nell’arco dell’ultima settimana hanno regalato qualche soddisfazione. Propongo una piccola galleria dedicata a questa famigliola..

 

Qua la galleria dedicata al falco cuculo: Il falco cuculo.

Un giovane falco cuculo a riposo nel campo.

E’ arrivato il tempo di pubblicare il secondo anno di scatti alla bellissima Albanella minore (Circus Pygargus). Speravo, forte dell’esperienza dello scorso anno, di ottenere qualche scatto più significativo di questo rapace che popola i nostri territori. Purtroppo, a causa delle pioggie nel periodo degli accoppiamenti e del caldo estremo vissuto questa estate è stato un anno piuttosto deludente. Per tale ragione ho deciso di aggiungere assieme agli scatti di quest’anno, qualche fotografia effettuata nel 2014.

Qua il link alla nuova galleria: https://filippopellegrini.com/album/albanella-minore-2015/.

Una figurina di un albanella minore maschio.

 

Novità estive.

Il grande caldo e l’incessante afa di questa estate non mi ha permesso di fare granchè a livello fotografico. I pochi appostamenti fatti (anche a causa di impegni) sono stati davvero estenuanti a causa delle altissime temperature molto spesso non bastavano due litri di acqua per resistere qualche ora. A parte un album che pubblicherò a fine estate non ho avuto neanche poi così tanto tempo di girare alla ricerca di qualche soggetto da fotografare. Ripropongo qua sotto qualche scatto effettuato negli ultimi mesi (niente di significativo)… Estate 2015

Martina al tramonto.

Alla foce dell’Entella

Questo fine settimana approfittando delle festività pasquali ho fatto un giro in Liguria ospite di un amico. Approfittando del fatto che fossi vicino alla foce del fiume Entella, ho deciso di fare un rapido salto nella mattina di Lunedì. Non c’è stato moltissimo movimento ma son riuscito ad effettuare qualche scatto al non comune Albastrello, ad una ballerina bianca all prese con le pulizie pasquali e ad un gabbiano corallino. Un saluto all’amico Marco Guerrini che ci ha fatto compagnia nella mattinata!

 

Una ballerina bianca alle prese con la pulizia personale.

Una ballerina bianca alle prese con la pulizia personale.

Un gabbiano corallino a riposo.

Un gabbiano corallino a riposo.

Un albastrello in alimentazione alla mattina presto lungo la foce dell'Entella.

Un albastrello in alimentazione alla mattina presto lungo la foce dell’Entella.

Due anni dopo, nello stesso posto vicino al ponte di San Daniele Po, ritrovo il falco pescatore. Dura dire se sia lo stesso esemplare presente in una fotografia di questa stessa galleria. Al tempo era posato e non si riusciva a capire bene se avesse o meno l’anello che invece porta questo esemplare. In ogni caso è sempre una grande soddisfazione ritrovarlo. Forse perchè era indaffarato a mangiare un grosso pesce, si è lasciato avvicinare molto di più rispetto all’ultima volta. La sfortuna però ci vede benissimo e se il falco non era affatto preoccupato della mia macchina nelle vicinanze (25 metri), lo era per un paio di persone a spasso nei campi desolati (e mi chiedo, proprio li dovevate passare?).

Tre anni dopo, nello stesso posto vicino al ponte di San Daniele Po, ritrovo il falco pescatore. Dura dire se sia lo stesso esemplare presente in una fotografia di questa stessa galleria. Al tempo era posato e non si riusciva a capire bene se avesse o meno l'anello che invece porta questo esemplare. In ogni caso è sempre una grande soddisfazione ritrovarlo.

Tre anni dopo, nello stesso posto vicino al ponte di San Daniele Po, ritrovo il falco pescatore. Dura dire se sia lo stesso esemplare presente in una fotografia di questa stessa galleria. Al tempo era posato e non si riusciva a capire bene se avesse o meno l’anello che invece porta questo esemplare. In ogni caso è sempre una grande soddisfazione ritrovarlo.

Scommessa persa

Ieri sera abbiamo provato, come il gatto con la palla di pelo, ad attirare un gufo su una palla di pelo agganciata ad un paletto. Ovviamente la cosa non ha funzionato, anche se il gufo è rimasto piuttosto incuriosito. Tuttavia non avendo sferrato alcun attacco, ho perso la scommessa e questa fotografia è la penitenza per un esperimento andato male.

 

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Segnalazione Oasis

Nella giornata di ieri mi è stato comunicato che la fotografia relativa alle Cascate Iguazù attraversate dai rondoni, visualizzata qui sotto, ha ottenuto il titolo di “Opera Segnalata” nel concorso Oasis Photo Contest 2014. Sebbene non sia stata “realmente” premiata, fa comunque piacere l’apprezzamento in un concorso dove sono state giudicate più di 24000 opere.

La fotografia ritrae uno stormo di rondoni in volo attraverso i vapori delle Cascate Iguazú, situate ai confini di Argentina e Brasile. Questi uccelli nidificano nelle pareti situate all'interno delle cascate sfidando ogni giorno le forti correnti e gli spaventosi muri di acqua. Le spensierate evoluzioni dei rondoni foschi hanno reso ancor più magico il momento vissuto in questo magnifico paesaggio naturale.

La fotografia ritrae uno stormo di rondoni in volo attraverso i vapori delle Cascate Iguazú, situate ai confini di Argentina e Brasile. Questi uccelli nidificano nelle pareti situate all’interno delle cascate sfidando ogni giorno le forti correnti e gli spaventosi muri di acqua. Le spensierate evoluzioni dei rondoni foschi hanno reso ancor più magico il momento vissuto in questo magnifico paesaggio naturale.

Negli anni si è rivelata sicuramente la mia fotografia di maggior successo, avendo ottenuto segnalazioni da parte di National Geographic (Link Qua) e la pubblicazione nel libro “Stunning Photographs” sempre da parte dello stesso istituto americano.

 

Oltre a questa lieta notizia, ho pubblicato un nuovo album con qualche fotografia scattata quest’inverno, tra una sciata e l’altra nel meraviglioso parco naturale del Puez-Odle (zona di Ortisei, Val Gardena, ecc.)

 

I magnifici colori del Sassolungo al tramonto.

I magnifici colori del Sassolungo al tramonto.

La partenza del gufo

Ho finalmente ultimato di caricare  le ultime gallerie sull’avifauna che mancavano al nuovo sito. Al contempo ho appena pubblicato una nuova fotografia che ritrae un gufo comune estremamente vicino in partenza per scagliare l’attacco alla preda. Gli scatti in notturna son piuttosto difficili da eseguire, specie quando non si può prevedere la partenza e la direzione dell’animale. In questo caso per poter catturare la scena ho deciso di affidarmi agli alti ISO con uso di torcia senza far uso del flash che avrebbe ridotto drasticamente la raffica di scatti. La foto è anche presente nell’album dedicato al gufo comune.

 

Un gufo comune parte dal suo posatoio per sferrare un attacco alla preda.

Un gufo comune parte dal suo posatoio per sferrare un attacco alla preda.

Altri caricamenti

Prosegue il processo di caricamento di album nuovi e vecchi. Qualche fotografia inedita è presente nell’album Rapaci e nell’album dell’Airone Cenerino.Tra le ultime foto caricate c’è la fotografia realizzata al Falco Lodolaio mentre è intento a cacciare in una zona paludosa delle libellule. Ringrazio per lo scatto l’amico Max Bonatti con cui ho passato una bellissima giornata. Il falco lodolaio è infatti una specie abbastanza ed estremamente difficile da fotografare, vista la velocità con cui si muove e si scaglia sulle sue prede.

Un falco lodolaio intento a cacciare libellule. In questo scatto è in procinto di catturarne una.

Un falco lodolaio intento a cacciare libellule. In questo scatto è in procinto di catturarne una.

Tra le altre fotografie caricate vi è quella del Barbagianni. Inaspettatamente mentre eravamo alla ricerca di gufi comuni da poter fotografare, ci siamo ritrovati alla distanza questa macchia chiara posata su un albero. Avvicinandoci, con sorpresa, abbiamo realizzato che era il Barbagianni. Purtroppo questo è l’unico scatto che son riuscito ad effettuare.

Uno dei rari incontri col barbagianni. Un incontro quasi casuale.

Uno dei rari incontri col barbagianni. Un incontro quasi casuale.

 

Nuovi album caricati.

Procede il caricamento di album recenti e di altri vecchi album già presenti sul vecchio sito, rivisitati. Ora è finalmente caricata la galleria dedicata al Gheppio e alla Poiana. Per poter effettuare questi ultimi scatti abbiamo dovuto far visita diverse volte ad un nuovo appostamento creato con l’amico Samuele e Antonio. Non è andata benissimo perchè il lavoro è stato pensato per poter fotografare la diffidentissima poiana, la quale si è mostrata in un mese e mezzo di osservazioni, solo una volta. A salvare il nostro lavoro tuttavia è stato il gheppio che visita regolarmente i posatoi e le mangiatoie.

Ai seguenti indirizzi potete trovare le ultime due gallerie caricate.

Il gheppio

La poiana

Giovane gheppio in posa alle luci del mattino.

Giovane gheppio in posa alle luci del mattino.

Benvenuti nel nuovo sito!

Da qualche tempo avevo deciso di rinnovare il mio sito internet introducendo una sezione blog in modo tale da poter condividere i miei scatti tenendo un ordine temporale. Dopo un po’ di ricerche e prove sono arrivato alla scelta di questo nuovo layout che spero sia gradito ai visitatori.

Le gallerie presenti sul sito attualmente saranno rinnovate pian piano e verranno caricate immagini a più alta risoluzione, con maggiori informazioni relativi agli scatti. Purtroppo gli arretrati sono molti e ci vorrà un po’ di tempo prima che tutto sia pronto e a pieno regime.

Nel frattempo, buona navigazione!